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TIZIANO VECELLIO

In questo articolo trattiamo uno degli esponenti più importanti della scuola veneziana, un artista poliedrico ed innovativo, il maestro Tiziano Vecellio.

Tiziano Vecellio, conosciuto semplicemente come Tiziano, è nato tra il 1488/1490 a Pieve di Cadore, un piccolo paese incastonato tra le montagne del Cadore in provincia di Belluno.

Ancora in giovane età abbandona il paese natio per trasferirsi a Venezia e poter ricevere, così, un’adeguata formazione pittorica.

Tiziano Vecellio

Muove i primi passi sotto la guida di Giovanni Bellini per poi proseguire la sua carriera, nel 1509, con il grande Giorgione. Dopo circa un anno la sua carriera subì un forte slancio, la sua fama venne confermata e, in breve tempo, divenne il pittore ufficiale della Repubblica di Venezia.

Nel 1542 iniziò anche una collaborazione con papa Paolo III.  Morì a Venezia il 27 agosto del 1576 dopo una vita ricca di successi e soddisfazioni.

LA VENERE DI URBINO

La Venere di Urbino, custodita attualmente nella Galleria degli Uffizi, è stata commissionata nel 1538 da Guidobaldo II Della Rovere come regalo per la giovane moglie Giulia da Varano. L’opera riprende il tema della Venere Pudica, tema classico, che vede la dea intenta a coprirsi il seno e le sue parti intime. In quest’opera la protagonista, con lo sguardo rivolto verso lo spettatore, è distesa nel letto dove, tra il bianco delle lenzuola, risalta il caratteristico “rosso Tiziano”.

La Venere di Urbino - Tiziano Vecellio

Ai suoi piedi, simboleggiante la fedeltà, si può notare un cagnolino intento a riposare, mentre sullo sfondo si possono osservare due ancelle, di cui una inginocchiata sulla cassapanca, intente a cercare un abito da fare indossare alla dea. In quest’ opera emerge un tema molto caro a Tiziano Vecellio, ovvero quello del tempo. La protagonista, infatti, solleva nella mano destra delle rose rosse che rappresentano la bellezza; se si osserva accuratamente l’opera, però, si può notare che rose le stanno scivolando dalla mano. E’ proprio con questo gesto che Tiziano vuole sottolineare come con il tempo la bellezza fisica sia destinata a perdersi, ad appassire, fino a scomparire.

PALA PESARO

Pala Pesaro, commissionata da Jacopo Pesaro, è custodita all’interno della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. L’opera riprende la sacra conversazione e, come altre opere di Tiziano, può essere suddivisa in due dimensioni. La prima dimensione vede in evidenza, seduta su un basamento di marmo la Vergine con il bambino che, innocentemente, gioca con il suo velo; alle sue spalle spiccano due grosse colonne che s’innalzano verso l’infinito.

Pala Pesaro - Tiziano Vecellio

A sinistra, avvolto da una veste azzurra, compare San Pietro con il libro e le chiavi, il suo sguardo è rivolto verso Jacopo Pesaro (il committente), intento a venerare la Vergine. Accanto al bambino, con il suo semplice saio, appare San Francesco e, alle sue spalle, Sant’Antonio da Padova, intento ad osservare i fedeli membri della famiglia Pesaro. La seconda dimensione è occupata da una piccola nuvola, nella quale due angioletti sono intenti a raddrizzare una croce.

L’ASSUNTA

L’Assunta venne commissionata a Tiziano dai frati francescani nel 1516, con lo scopo di realizzare la pala dell’altare maggiore della chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. L’opera può essere suddivisa in tre parti. In basso si trovano gli apostoli, con i loro volti rivolti verso l’alto, stupiti ed increduli per l’evento a cui stanno assistendo. Per sottolineare la dimensione terrena, Tiziano Vecellio, evidenzia sia il terreno su cui poggiano gli apostoli, sia il cielo azzurro alle loro spalle.

L'Assunta - Tiziano Vecellio

In centro, su una nuvola circondata e sorretta dagli angeli, si trova la Vergine con il volto rivolto verso il Dio Padre. Lo sfondo da questo punto in poi cambia radicalmente; viene caratterizzato, infatti, da un’intensa luce che avvolge i personaggi sacri. Infine, affiancato da due angeli ed intento a dominare la scena, si trova Dio Padre, pronto ad accogliere Maria in un abbraccio divino.

L’opera è caratterizzata da una particolare geometria dettata dal colore rosso delle vesti: se si unisce, infatti, una linea virtuale tra la Vergine ed i due apostoli con la veste rossa, si noterà la formazione di un triangolo. Quest’ultimo, non a caso, è contrassegnato dalla punta rivolta verso l’alto, verso l’infinito, verso Dio.

AMOR SACRO E AMOR PROFANO

Amor sacro e amor profano, attualmente custodito nella Galleria Borghese a Roma, vede rappresentate in un paesaggio quasi mistico, due donne molto simili: la prima vestita e la seconda seminuda. Entrambe sono sedute su una fontana in stile classico, alle loro spalle compare un bambino alato, molto probabilmente Eos, Dio dell’amore.

Amor sacro e Amor profano - Tiziano Vecellio

Ancora oggi l’interpretazione di quest’opera non è chiara anche se, probabilmente, le due donne rappresentano entrambe Venere, la dea dell’amore: la prima, vestita con uno splendido abito di raso, profana e terrena, la seconda, seminuda, rappresenta l’amore nella sua forma più sacra e pura.

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