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Villa Angarano

In questo capitolo trattiamo una delle meraviglie vicentine e una delle opere più famose di Andrea Palladio, Villa Angarano.

Villa Angarano Bianchi Michiel è una delle meraviglie palladiane del territorio vicentino, situata a nord di Bassano del Grappa nella Contrà San Eusebio, all’imbocco della Valsugana. Il progetto presentato dall’architetto Andrea Palladio intorno al 1548 per la residenza del suo grande amico Giacomo Angarano, fu realizzato solo in parte, infatti, solamente le due ali laterali appartengono al celebre architetto, che considerava di realizzare due barchesse piegate a “U”, che incalzavano il corpo centrale particolarmente sporgente.

Villa Angarano Bianchi Michiel

Tra i tanti nobili vicentini, Palladio mantiene una certa stima nei confronti di Giacomo Angarano, che per lui realizza ben tre progetti, un palazzo a Vicenza, che ospiterà le nozze della figlia del Palladio, nel 1564, un ponte sul torrente Cismon e la villa di Angarano. In particolare l’architetto riporta nei suoi libri quanto la villa godesse della vicinanza del fiume Brenta, sia per il bene primario dell’acqua, sia per il numero di pesci e soprattutto per la possibilità che il fiume fosse navigabile. Il progetto si blocco quando nel 1558 muore Stefano, il figlio di Giacomo Angarano, il quale si vide obbligato a vendere la villa in Angarano per riuscire a restituire la dote alla vedova di suo figlio. La conseguenza per la villa fu immediate, i lavori si fermarono e l’edificio passò tra le mani di diversi proprietari, fino a Paolo Gradenigo, che nel 1654 sposa Maria Molin.

Villa Angarano Bianchi Michiel

La famiglia Gardenigo, importanti esponenti e senatori della Repubblica di Venezia, sono stati gli artefici delle variazioni del complesso, che possiamo vedere ancora oggi. Il corpo centrale fu costruito tra la fine del Seicento e i primi del Settecento dall’architetto Domenico Margutti, allievo di Baldassare Longhena. Sulla barchessa del lato destro troviamo una piccola chiesetta gentilizia di San Maria Maddalena, opera attribuita sempre al Margutti, invece le diciotto statue che coronano la struttura sono di Giacomo Cassetti, detto il Marinali, e rappresentano soggetti sacri. Successivamente la villa passa nelle mani dei Pisani, ai primi dell’Ottocento ancora una volta nelle mani della famiglia veneziana Michiel, ed in seguito ai conti Bianchi Michiel. Ancora oggi la Villa Angarano è di proprietà della famiglia Bianchi Michiel, che vivono in armonia tra queste mura tramandando di generazioni in generazione l’importanza di un passato prestigioso.

Villa Angarano Bianchi Michiel

La villa si trova in un terreno di origine alluvionale, immersa in un clima particolarmente adatto per la coltivazione della vite e dell’ulivo, grazie probabilmente, alla brezza che soffia durante il giorno e la notte, dalla Valsugana. Infatti quest’area, come testimonia anche lo stesso Palladio, da moltissimi secoli si continua a coltivare e a produrre dell’ottimo vino. Oggi fa parte della DOC Breganze, la strada del vino Torcolato e dei vini di Breganze, un percorso enoturistico che si estende nella pedemontana vicentina, in una zona compresa tra i fiumi Astico e Brenta. Da non perdere la tradizionale Festa dell’Uva di San Eusebio e il suo mercatino all’interno della Villa Angarano a metà settembre. Villa Angarano Bianchi Michiel è dal 1996 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, assieme alle altre ville palladiane della regione Veneto.

LE VILLE PALLADIANE

In questo capitolo parliamo delle meravigliose Ville Palladiane patrimonio dell’umanità del territorio vicentino, progettate dall’architetto Andrea Palladio.

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è una delle zone più industrializzate e ricche d’Italia ma, nello stesso tempo, mantiene ancora molte aree verdi e selvagge. Su tutto emergono le numerose ville palladiane, i fastosi palazzi, le grandi vallate verdi che corrono su tutto il territorio, come la Valsugana, e i grandi boschi incantati dell’Altopiano dei Sette Comuni. Da non perdere poi, le tipiche città vicentine, incastonate sul territorio come diamanti preziosi, le quali conservano opere e prodotti tipici di altissimo prestigio.

 

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